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Pensieri e parole per scalare l'impresa

Storia di fabbrica: dove il progetto svela la magia del prodotto

Credo che negli ultimi anni siano state impiegate così tante energie nella discussione sulla differenza tra prodotto e progetto, da rendere quasi ingiustificato continuare a parlarne. Tuttavia, se da un lato riconosco che il tema sia stato ampiamente trattato, dall’altro sento il dovere di esprimere la mia opinione.

Fin da ragazzino una delle mie passioni principali è stata l’informatica, e con essa, il mondo della rappresentazione delle informazioni. Quando andavo in fabbrica da mio padre, mi piaceva girare i reparti ed osservare le differenze tra il suo lavoro e quello di mio zio. Mio padre, nato come saldatore di biciclette negli anni 60, era un dannato ricorsivo, capace di disciplinarsi e trovare la passione nel fare migliaia di pezzi tutti uguali “fatti a regola d’arte”.

Mio zio, fratello di mia madre, ipotizzava dimensioni e caratteristiche di prodotto per poi trasformarle in primi pezzi di ferro che chiamavano “campioni di prodotto”, oggi si direbbe che co-progettava con il cliente.

Entrambi orgogliosi della stima reciproca che li legava, si poteva facilmente coglierlo.

Quante volte mi sono sorpreso imbambolato ad osservarli…

Riuscivano a trovarsi d’accordo con pochissimi passaggi perché avevano chiare le loro differenze.

La sinergia che riuscivano a trovare era qualcosa di magico: riuscivano facilmente a distinguere prodotto da progetto per via delle loro competenze.

Condividevano un principio semplice: quando un cliente pensa ad un prodotto sta immaginando di usarlo, quando un cliente pensa un progetto sta immaginando a come poter ottenere il prodotto. Ecco perché il primo passo era di proporre un campione.

“Toni pensa a come possiamo fare un carrello porta secchio, ho un cliente con grandi idee”.

La differenza fondamentale tra mio padre e mio zio era la capacità di trasformare una idea in test prodotto funzionanti. Uno sapeva valutare l’insieme, l’altro il dettaglio. Forse inconsciamente, avevano capito che lavorando a stretto contatto riuscivano ad andare oltre al semplice fare, trasformando l’incertezza in certezza.

Negli ultimi anni il marketing ha storpiato il concetto di progetto volendolo chiamare prodotto, ma la differenza è sostanziale, quello che un progetto rappresenta è prodotto solo quando l’hai fatto, completato e funziona.

Mio padre aveva chiaro una cosa, poteva produrre qualsiasi cosa con la sua fabbrica che avesse i mezzi oppure no, ma prima andava capito con il cliente stesso, in che modo le sue idee dovevano essere trasformate in ipotesi produttive.

L’informatica ha meccanizzato il trasporto delle informazioni e accelerato i tempi, aiutandoci a ridurre gli effetti delle distanze tra chi ha una idea e chi è in grado di risolverla, ma non ha risolto il problema della comprensione dei vantaggi e benefici che rimane un compito umano da sviluppare.

Un prodotto nell’accezione del termine tradizionale, è un qualcosa di basato su elementi certi, dove un accordo è qualcosa di semplice.

Un progetto, al contrario è un qualcosa che, non essendo ancora stato prodotto, conserva un residuo, grande o piccolo che sia, di incertezza sulla quale potrebbe essere complicato o complesso trovare una soluzione.

Il mestiere principale di un cliente, quando possiamo davvero chiamarlo cliente, è fare domande sulla base della sua comprensione. Chiariamoci, non è un suo compito studiare cosa sta dietro ad una sua idea (o almeno, non per forza).

Se il prodotto non esiste per svariate ragioni ma vuoi trovare una soluzione senza inganni, prima, devi capire quanto importante è, o potrebbe essere il suo desiderio per ciò che in quel momento non esiste.

Sei d’accordo? Come la vedi?

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