Enrico Bonetto

Lean & Agile per chi costruisce cose complesse

Il giorno in cui ho capito che l’efficienza mi impediva di ascoltare.

Riuscire a fermare il pensiero

Più passano gli anni e più credo che sia una delle capacità più interessanti che una persona possa sviluppare.

Per molto tempo ho pensato che il mio compito fosse trovare risposte.

A lavoro.
In famiglia.
Nelle discussioni.
Davanti a un problema.

Qualcuno parlava e la mia mente era già partita, un secondo prima che la bocca si aprisse.

Analizzava.
Interpretava.
Costruiva soluzioni.

Era efficiente. Molto efficiente.

Poi, a un certo punto, ho iniziato ad accorgermi di una cosa.

Non sempre serviva una risposta.

A volte serviva una domanda migliore.

A volte serviva aspettare.

A volte serviva semplicemente il silenzio.

Mi sono reso conto di quanto fossero automatiche molte delle mie reazioni. Quanto spesso lo stimolo e la risposta fossero praticamente attaccati.

Come se non esistesse spazio tra le due cose.

Negli anni ho imparato ad apprezzare proprio quello spazio.

Quel momento in cui arriva l’impulso di intervenire, correggere, spiegare, consigliare.

E decidi di non farlo.

Non perché non sai cosa dire.

Ma perché scegli di ascoltare ancora un po’.

Forse è lì che iniziamo davvero a incontrare le persone.

Quando smettiamo di preparare la risposta mentre stanno ancora parlando.

Quando rinunciamo per un attimo alla necessità di avere ragione.

Quando lasciamo che il pensiero rallenti abbastanza da permetterci di vedere qualcosa che prima ci sfuggiva.

Non credo esista un punto di arrivo.

La mente continuerà sempre a produrre giudizi, interpretazioni, previsioni.

Il lavoro non è fermare i pensieri.

Forse il lavoro è accorgersi che stanno arrivando.

E creare, ogni tanto, quel piccolo spazio tra ciò che accade e ciò che decidiamo di fare.

In quello spazio succedono cose interessanti.

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