Enrico Bonetto

Lean & Agile per chi costruisce cose complesse

Se funziona a Natale, perché non funziona a marzo?

Quando si parla di auto-organizzazione per i team di lavoro, nelle aziende italiane, noto spesso una reazione quasi istintiva.

“Da noi non funzionerebbe.”

La motivazione cambia ogni volta: le persone non sono pronte, servono controlli, manca disciplina, le competenze sono troppo specialistiche.

Eppure c’è qualcosa che non torna.

Perché le stesse persone che riteniamo incapaci di auto-organizzarsi nel lavoro quotidiano riescono a farlo perfettamente quando si presenta un’emergenza?

Una macchina ferma il 23 dicembre.

Un collaudo bloccato a poche ore dalla spedizione.

Un cliente strategico che chiama furioso.

In quei momenti accade qualcosa di interessante.

Le gerarchie si abbassano.

I confini tra reparti diventano meno rigidi.

Le persone smettono di chiedersi di chi sia il problema e iniziano a chiedersi come risolverlo.

Il progettista parla con il montatore.

L’elettricista aiuta il meccanico.

Il responsabile di produzione si sporca le mani.

Tutti convergono sul problema.

In altre parole, fanno ciò che oggi molti chiamano swarming.

La domanda allora cambia completamente.

Non è più: “Le persone sono capaci di auto-organizzarsi?”

La risposta la vediamo ogni giorno e sembra essere sì.

La domanda diventa: “Perché accettiamo questo comportamento solo nelle emergenze?”

Forse perché abbiamo costruito organizzazioni progettate per massimizzare l’utilizzo delle risorse, non la velocità con cui il valore raggiunge il cliente.

Per anni abbiamo misurato quanto lavora il tornitore, quanto lavora l’idraulico, quanto lavora il progettista.

Molto meno spesso abbiamo misurato quanto tempo impiega una macchina ad attraversare l’intero sistema.

Così abbiamo finito per ottimizzare le singole parti e rallentare l’insieme.

Anche la forte identità professionale tipica delle nostre aziende contribuisce a questo fenomeno.

“Questo non è il mio lavoro.”

È una frase che tutti abbiamo sentito.

Eppure l’esperienza insegna che le competenze specialistiche non diventano meno preziose quando collaborano. Diventano più preziose.

Un bravo idraulico non perde la propria identità aiutando un meccanico a sbloccare un problema.

Sta semplicemente mettendo la propria competenza al servizio del risultato finale.

La specializzazione resta.

Cambia il punto di applicazione.

L’orgoglio non è più solo nel proprio pezzo di lavoro.

Diventa orgoglio per il prodotto che esce dalla porta dell’azienda.

Forse il vero paradosso è che le aziende italiane possiedono già tutte le capacità necessarie.

Creatività.

Capacità di adattamento.

Problem solving.

Spirito pratico.

Le utilizzano ogni giorno.

Ma quasi esclusivamente quando il sistema è in crisi.

La vera sfida non è insegnare alle persone ad auto-organizzarsi.

La vera sfida è progettare organizzazioni che consentano di usare quelle stesse capacità anche quando non c’è un’emergenza.

Perché se siamo capaci di lavorare insieme quando tutto va male, probabilmente siamo capaci di farlo anche quando tutto va bene.

E forse è proprio lì che si nasconde il prossimo vantaggio competitivo.

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